Educare è proteggere? Oratorio luogo sicuro o educativo?

In occasione della settimana educativa, la sera di mercoledì 28 gennaio, presso il teatro parrocchiale si è tenuto un incontro dedicato alla comunità educante di Borgo San Giacomo.

Claudio Franzoni – genitore e educatore

Erano presenti due relatori di esperienza in ambito educativo: Claudio Franzoni, genitore, educatore presso l’oratorio della Volta di Brescia, oltre che docente universitario e Don Stefano Fontana, di origine gabianese, sacerdote con ampia esperienza in oratorio ed ora cappellano nelle carceri di Brescia.
L’obiettivo era quello di rispondere ad un quesito piuttosto impegnativo: Educare è proteggere? L’oratorio deve essere un luogo educativo o un luogo sicuro? La riflessione è iniziata con l’intervento di Claudio Franzoni che si è soffermato sul significato della parola “educare”.

Educare significa accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita. L’educatore non deve sostituirsi ai ragazzi, ma deve essere attento osservatore, a distanza, delle loro esperienze di apprendimento, anche quando avvengono attraverso tentativi ed errori. In caso di necessità e di richiesta d’aiuto, deve essere pronto a tendere la mano e a guidare. L’educatore deve entrare in relazione con l’educando, anche se costa fatica essere sempre presenti. Ma attenzione! Non si deve esagerare. Oggi c’è la tendenza ad iperproteggere i ragazzi per evitare che stiano male, si cerca di accontentarli in tutto per vederli felici, evitandogli quelle frustrazioni che, una volta superate, fanno sentire il sapore della vita e la gioia di aver risolto con le proprie forze le difficoltà.

Incontro degli adolescenti
durante la settimana educativa

A volte si assiste a scene di genitori che tengono a bada i figli facendoli giocare con lo smartphone. In questo modo gli adulti si sentono tranquilli, perché i bambini sono sotto il loro controllo, ma consegnando il cellulare, comunicano anche la loro non disponibilità ad entrare in relazione. Altre volte, invece, si sostituiscono ai ragazzi, non li lasciano liberi di sperimentare, di rischiare, di imparare e quando finalmente potranno farlo, questi non sapranno come agire, andranno incontro a fallimenti e nelle relazioni con gli altri rischieranno di diventare vittime di chi è più furbo di loro. La disponibilità di un educatore non deve mai venire meno. Spesso si sente parlare di oratori poco sicuri, ma se in un oratorio si educa, diventa certamente un luogo sicuro.
Questo, però, non significa demandare agli altri l’educazione dei propri figli. I genitori devono entrare e partecipare attivamente alla vita dell’oratorio, come protagonisti, per accompagnare i ragazzi nelle esperienze formative che questo luogo offre. In sintesi, educazione e sicurezza sono due facce della stessa medaglia: non è l’oratorio sicuro ad educare, ma è l’educare che rende l’oratorio sicuro.

Sesto anno ICFR: dopo i sacramenti
il cammino continua…

Nella seconda parte della serata ha preso la parola don Stefano Fontana. Ha raccontato di come i nuovi oratori siano molto attenti all’incolumità personale dei bambini: giochi in plastica ricoperti da protezioni, pavimenti con tappeti sintetici per evitare che i piccoli si facciano male, ecc. Si sta costruendo un mondo ovattato, sintetico, che non lascia ai ragazzi la libertà di apprendere e crescere anche sbagliando.
Don Stefano ha poi parlato della sua esperienza di cappellano nel carcere di Canton Mombello. Ha spiegato che spesso i ragazzi detenuti sono quelli che non hanno avuto la fortuna di sentire la presenza formativa dei genitori. Ha ribadito l’importanza di stare vicino ai propri figli per conoscerli veramente e per dimostrare l’amore che si prova per loro. Ha sottolineato l’importanza dell’educare anche in riferimento al recupero che può avvenire a partire dall’impegno nell’ambiente dell’oratorio.

Entrambi i relatori hanno sottolineato la valenza educativa del dire “no” quando necessario, anche se il non soddisfare i desideri dei ragazzi potrebbe essere motivo di discussione. È sicuramente più comodo accontentarli sempre per non avere seccature, ma serve il coraggio di dire no quando si deve, in modo da rendere la presenza degli adulti davvero educativa.

Una mamma insegnante che cerca di educare
(dal Bollettino Parrocchiale di Marzo
 2026)

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